mercoledì 16 novembre 2011

Fotoimbianchini e fotopittori

L'imbianchino è colui che copre di colore le pareti di un edificio. Arriva con i suoi pesanti secchi, impugna il pennello e con minuziosa attenzione comincia a farlo scorrere sull'intonaco, attento a non lasciare bolle o difetti. Un bravo imbianchino si riconosce proprio da questo, dalle pennellate curate, dal colore uniforme, dalle finiture realizzate con accortezza. Il suo lavoro, insomma, è coprire, cosicchè a lavoro finito il muro non sia più grigio.
Ricordo che qualche anno fa a casa mia si decise di imbiancare il garage: non era un lavoro che richiedeva molta cura, nel garage ci andavano le auto. Le motivazioni insomma erano legate più al decoro che al gusto estetico e così mia madre, con la sua indole votata al risparmio, decise che quella volta ci saremmo arrangiati, che avremmo risparmiato sull'imbianchino e che avrebbe dipinto lei stessa le pareti. Ebbene, ci riuscì. Non un lavoro impeccabile, certo, ma di sicuro ottimo per lo scopo che si voleva raggiungere. La prova dei fatti quella volta le diede ragione: si poteva risparmiare sull'imbianchino senza troppi problemi. Da quel giorno, affinata un po' la tecnica, siamo riusciti ad arrangiarci per più di qualche lavoretto.
Dire chi sia il pittore, inteso come artista, risulta invece molto più complicato: bisognerebbe capire cos'è arte e cosa non lo è e questo, perdonateci, è un percorso troppo impegnativo da seguire in questo articolo nonostante la nostra vocazione "filosofica". Di certo però balzano agli occhi molte differenze con l'imbianchino! Il pittore, innanzitutto, non copre la parete, le dà forma. Per lui la parete da affrescare non è uno spazio grigio da coprire, ma il supporto materiale su cui può modellare ciò che altrimenti resterebbe solo nelle sue fantasie. E ciò che è eccezionale è che le idee, le emozioni e gli eventi che il pittore riesce a costruire su un semplice muro bianco non restano imprigionati su di esso, ma da lì si staccano, quando qualcun'altro guarda il dipinto, e ritornano ad essere esistenze immateriali dentro lo spettatore. Essere un pittore non è semplice: secondo alcuni serve un dono naturale, per altri si può imparare ad esserlo con lo studio. Di certo però nessuno potrebbe improvvisarsi pittore nel modo in cui mia madre è riuscita ad improvvisarsi imbianchino, perchè ad un pittore non bastano i pennelli e i colori. A lui serve la tecnica per dare forma a ciò che nella sua mente non ce l'ha, e questo richiede studio, esercizio, ricerca. Ma non è nemmeno la tecnica che caratterizza il pittore: la base di tutta la sua attività pittorica sta in ciò che si porta dentro, e che con le sue opere vuole trasmettere. Non si è artisti se non si vive pienamente questo "viaggio" dall'interno all'esterno, se non c'è nulla da far uscire e da tramutare, con la tecnica, in immagine.
Oggi il mondo della fotografia è pieno di foto-imbianchini: ce ne sono di più e di meno bravi, alcuni usano "pennelli" migliori ed altri scadenti, ma alla fine il loro lavoro porta sempre inesorabilmente allo stesso risultato: la pellicola o il sensore, come l'intonaco, vengono coperti, soffocati dalla luce che il foto-imbianchino ci spennella sopra. I foto-pittori invece sono sempre di meno: oggi è talmente facile diventare foto-imbianchini e perdersi a discutere di colori e pennelli, che sono rimasti in pochissimi a domandarsi a cosa servano davvero tutti questi strumenti. Ogni tanto però qualcuno se ne trova, ed è una gioia per gli occhi e lo spirito: ti capita di guardare uno scatto timidamente pubblicato su un portfolio on-line e non trovi una "parete coperta", ma ci vedi dentro un'infinito di sensazioni, di idee e di emozioni...e capisci che i foto-pittori, per fortuna, esistono ancora.

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