Ritorna su "Il Fotofilosofo" l'appuntamento con gli autori fotografici emergenti migliori del panorama italiano. La settimana scorsa il portfolio di Youness Taouil ha riscosso un notevole successo, ed in molti avete apprezzato il suo stile fotografico unico. Vi avevamo dato appuntamento per il ritorno della rubrica alla domenica successiva, cioè ieri, ma la stiamo pubblicando solo adesso. Non è un ritardo dovuto ad altri impegni o a dimenticanze, ma al fatto che abbiamo provato fino ad ora a contattare l'autore a cui abbiamo deciso di dedicare il secondo numero, senza avere successo. Sfortunatamente quindi, mentre possiamo inserire nella side bar il link alla sua galleria Flickr, non possiamo pubblicare le sue immagini nel testo dell'articolo. Vi invitiamo dunque a leggere le righe che seguono tenendo in vista, contemporaneamente, anche la sua pagina Flickr: è impossibile parlare di un fotografo senza vederne le foto, tanto più se il fotografo in questione è Donato Buccella.
Donato Buccella, alias "sibemolle99", è un architetto milanese che ha scoperto la fotografia, stando a quanto lui stesso dice di sè in poche righe autobiografiche sul web, solo due anni fa. E' davvero incredibile pensare che in così poco tempo abbia potuto imparare la tecnica fotografica così bene, ed acquisire il colpo d'occhio eccezionale che contraddistingue ogni sua fotografia. Ma a pensarci bene, il fattore che rende le fotografie di Donato Buccella delle vere e proprie opere d'arte, non è di natura prettamente fotografica. Risiede, al contrario, in un'attitudine al mondo circostante totalmente originale, che l'autore riesce ad infondere in ogni sua immagine. Muovendosi nella città, il suo scenario di gran lunga preferito, Donato Buccella riesce a catturarne lo spirito con i suoi scatti dinamici, vivi, veri all'inverosimile. Veri al punto che, sfogliando le sue gallerie, abbiamo seriamente pensato che disponga di un mantello dell'invisibilità sotto cui nascondersi per non essere visibile ai suoi soggetti, sempre naturalissimi.
E' ben consapevole che non si può immortalare lo spirito di una città fotografandone i monumenti e le piazze: quelli sono scatti che vanno bene al massimo per qualche cartolina, ma non parlano di vita vera. Buccella, da vero "street photographer", sa inseguire ed intrappolare immagini in grado di portare lo spettatore dentro la città, fargli assaporare i suoi riflessi, i suoi odori ed i suoi suoni. Magistrale, ad esempio, è il suo lavoro su Milano (visibile su Flickr): la racconta a colpi di scorci, di ombre, di scatti rubati, ma soprattutto, la racconta a facendo trasudare dalle fotografie lo spirito profondo della città.
In fondo, a ben pensarci, nessuno può dire di conoscere davvero una città solo perchè ha ben chiara la geografia dei suoi luoghi. Una città è molto di più di questo, ed i luoghi, i monumenti e tutto il resto assumono valore solo in quanto palcoscenico su cui ogni giorno milioni di vite si incrociano. Donato Buccella ci parla di questi incroci e ci regala frammenti di sensazioni rubati alla strada e conservati in immagini di inestimabile valore.
Donato Buccella su Flickr è sibemolle e la sua galleria resterà visibile sulla side-bar per tutta la settimana.
lunedì 28 novembre 2011
martedì 22 novembre 2011
FOTOGRAFARE CON LA MUSICA
Chi di voi non si è mai trovato a corto di ispirazioni? Chi non è mai stato avvolto dalla delusione quando, dopo aver aspettato a lungo la giornata fotografica da tempo programmata, si è accorto che, scatto dopo scatto, dalla sua macchina non usciva niente di buono? Qualunque fotoamatore, dal più inesperto al più preparato, sa di cosa stiamo parlando. Per questo, oggi vogliamo suggerirvi un trucco che vi aiuterà a risollevare le giornate fotografiche cominciate male, che come tutti sappiamo sono davvero pericolose per la passione e per il morale.
Arte visiva (categoria in cui vogliamo inserire anche la fotografia) e musica sono due fenomeni sensoriali estremamente correlati tra loro: entrambi infatti hanno il potere, a ben pensarci quasi "magico", di parlare a chi le riceve ad un livello più profondo di quello su cui si muove la comunicazione tradizionale. Per averne la riprova pensate ad un film qualsiasi ed immaginatevelo senza colonna sonora. Il suo potenziale emotivo sarebbe quantomeno dimezzato! Cosa resterebbe di "Titanic" senza la voce di Celìne Dion ad accompagnare l'amore di Jack e Rose? Cosa sarebbe "Il Gladiatore" senza le epiche ed inconfondibili note di Hans Zimmer?
Vi starete chiedendo: cosa c'entra tutto questo con la fotografia? Ebbene, la tecnica "salva uscite fotografiche" che vi abbiamo promesso passa proprio attraverso la musica. Si, avete capito bene! La musica può entusiasmarci, rattristirci, riempirci di amore o di rabbia...nel panorama musicale esistono così tanti generi da riuscire a stimolare l'intero spettro emotivo di chi ascolta. La musica, se ascoltata nel modo giusto, può diventare un filtro tra noi e il mondo che ci circonda, in grado di evidenziare certi aspetti e di nasconderne altri. Perchè dunque non mettere il suo grande potere al servizio delle nostre velleità fotografiche? Di fronte alla stessa situazione, possiamo davvero moltiplicare i nostri punti di vista grazie al cambiamento di attitudini che la musica può suscitare in noi! Per cogliere il lato romantico della vostra città, ad esempio, provate a passeggiare per i suoi marciapiedi ascoltando canzoni d'amore. Per un reportage sociale invece accompagnatevi con melodie più dure, o magari con canzoni di denuncia...e chi più ne ha più ne metta! Insomma, con la musica giusta nella testa e la macchina fotografica al collo, riuscirete a vedere attorno a voi spunti e sfumature interessanti che altrimenti, forse, avreste tralasciato. Vi invitiamo quindi a mettervi alla prova ed a cercare di sfruttare insieme la vostra sensibilità fotografica e quella musicale. Poi fateci sapere se anche per voi la musica riesce a diventare "musa" ispiratrice dell'immagine.
Qualche consiglio pratico...
1- Cercate di caricare nel vostro lettore musicale diversi generi di musica, non partite da casa con l'intenzione precisa di fotografare ascoltandone solo uno, a meno che non siate esattamente sicuri della situazione che avrete di fronte. Rischiereste di trovarvi a fotografare, che ne so, un tranquillo borgo di periferia con gli Iron Maiden in cuffia! Però in effetti i risultati potrebbero essere interessanti...
2- Ricordatevi che fotografare con la musica non significa necessariamente fotografare ciò di cui parla la canzone che state ascoltando. L'ispirazione più interessante è quella che arriva a livello emotivo, non tanto quella contenutistica.
3- Non estraniatevi dal mondo che vi circonda: alla pari della musica, anche i suoni del luogo in cui vi trovate possono essere fonte di ispirazione per scattare foto uniche!
4- Ricordate che muoversi con le cuffie nelle orecchie non è sempre il massimo, potreste non accorgervi di situazioni di pericolo per voi e per la vostra attrezzatura. E' sempre necessario dunque essere prudenti...e non alzare troppo il volume.
Buona fotografia...e buona musica!
domenica 20 novembre 2011
Gli autori del Fotofilosofo: YOUNESS TAOUIL
Premessa
Inauguriamo con oggi un appuntamento settimanale che troverà spazio, ogni domenica sera, sul nostro blog. Amare davvero la fotografia significa in primis essere consapevoli che, a volte, quello che non si riesce a comunicare con le parole può essere comunicato con un'immagine. Noi de “Il Fotofilosofo” la fotografia l'amiamo davvero: per questo abbiamo deciso di dedicare questo spazio alla presentazione di autori emergenti che, con le loro opere, possano davvero incarnare il nostro “credo” fotografico, e magari ispirare voi lettori nel vostro cammino di perfezionamento personale.
Quelli di voi che non hanno mai sentito parlare di Youness Taouil o del nickname “Lo Straniero” con cui si fa riconoscere sulla rete, probabilmente vedendo i suoi scatti qui sotto resteranno stupiti dal fatto che sia lui il primo autore scelto per la nostra nuova rubrica. Dopo tutto quello che abbiamo finora predicato vi aspettavate un fotografo vecchio stile ancora affezionato alla pellicola, alla sua Leica e a scatti, magari in bianco e nero, dal forte taglio introspettivo. Non è così? E invece proprio noi de “Il Fotofilosofo”, convinti
assertori della marginalità della tecnica rispetto al significato e della strumentalità dell'attrezzatura rispetto al fotografo, vi stiamo presentando un autore che ha fatto della post-produzione accentuata e dei contrasti esagerati il suo marchio distintivo. No, non siamo impazziti, e non abbiamo per nulla cambiato la nostra linea di pensiero. Al contrario, se oggi vi proponiamo questo breve viaggio nell'universo di Youness Taouil, è perchè siamo convinti che con il suo modo di fare fotografia riesca ad esprimere davvero efficacemente ciò che noi abbiamo cercato di dire con le parole. Le sue opere al primo impatto colpiscono per la potenza grafica che convogliano: colori saturi, deformazioni e prospettive impossibili sono tra i
suoi strumenti preferiti e ne fa largo uso in quasi tutte le sue immagini, che spesso si allontanano dalla realtà dello scatto ricoprendosi di materiali sconosciuti e colori innaturali che riempiono l'occhio dello spettatore. Ma sarebbe ingiusto verso l'autore e verso le opere limitarsi ad apprezzarne l'indubbia capacità grafica nella post-produzione. Di fronte alle immagini di Youness Taouil, al contrario, è necessario spalancare la mente e lasciarle entrare con tutto il loro contenuto di irrealtà e assurdità. Potranno così condurci nel loro universo parallelo stralciando tutti i nostri pregiudizi, mettendoci
assertori della marginalità della tecnica rispetto al significato e della strumentalità dell'attrezzatura rispetto al fotografo, vi stiamo presentando un autore che ha fatto della post-produzione accentuata e dei contrasti esagerati il suo marchio distintivo. No, non siamo impazziti, e non abbiamo per nulla cambiato la nostra linea di pensiero. Al contrario, se oggi vi proponiamo questo breve viaggio nell'universo di Youness Taouil, è perchè siamo convinti che con il suo modo di fare fotografia riesca ad esprimere davvero efficacemente ciò che noi abbiamo cercato di dire con le parole. Le sue opere al primo impatto colpiscono per la potenza grafica che convogliano: colori saturi, deformazioni e prospettive impossibili sono tra i
suoi strumenti preferiti e ne fa largo uso in quasi tutte le sue immagini, che spesso si allontanano dalla realtà dello scatto ricoprendosi di materiali sconosciuti e colori innaturali che riempiono l'occhio dello spettatore. Ma sarebbe ingiusto verso l'autore e verso le opere limitarsi ad apprezzarne l'indubbia capacità grafica nella post-produzione. Di fronte alle immagini di Youness Taouil, al contrario, è necessario spalancare la mente e lasciarle entrare con tutto il loro contenuto di irrealtà e assurdità. Potranno così condurci nel loro universo parallelo stralciando tutti i nostri pregiudizi, mettendoci
di fronte ai significati di cui sono pervase ed attorno a cui con saggezza sono costruite. E' una consapevolezza raffinata ed un'astuzia degna di un grande comunicatore quella che orienta Taouil nella realizzazione dei suoi scatti: l'assurdo, utilizzato come criterio ispiratore dell'immagine, è il “cavallo di Troia” che gli permette di dire, anzi di urlare, alla coscienza dello spettatore tutte le emozioni e le idee che lo muovono. Taouil parla, con una grande ampiezza di orizzonti, di se stesso, dell'animo umano, della società e di qualunque cosa gli passi per la mente.
Sceglie spesso contenuti provocatori ed i suoi colpi arrivano al bersaglio con forza, spinti da un'ottima tecnica fotografica, certo, ma anche dall'abilità nel fotoritocco degna di un genio di Photoshop. Insomma, se abbiamo scelto Youness Taouil per la prima edizione della nostra rubrica non è solo per segnalarvi un'artista davvero valido e promettente, ma anche per dimostrare che la fotografia, per essere davvero arte viva, non deve necessariamente limitarsi ad immagini minimaliste e strumenti di altri tempi. Al contrario, quando si riescono a sfruttare le potenzialità della tecnica moderna a sostegno dell'indispensabile base ideale dell'immagine, il risultato è ancora più apprezzabile.
Il sito web di Youness Taouil è disponibile a questo link. Su Flickr è Lo_Straniero e la sua galleria resterà visibile sulla side-bar per tutta la settimana.
mercoledì 16 novembre 2011
Fotoimbianchini e fotopittori
L'imbianchino è colui che copre di colore le pareti di un edificio. Arriva con i suoi pesanti secchi, impugna il pennello e con minuziosa attenzione comincia a farlo scorrere sull'intonaco, attento a non lasciare bolle o difetti. Un bravo imbianchino si riconosce proprio da questo, dalle pennellate curate, dal colore uniforme, dalle finiture realizzate con accortezza. Il suo lavoro, insomma, è coprire, cosicchè a lavoro finito il muro non sia più grigio.
Ricordo che qualche anno fa a casa mia si decise di imbiancare il garage: non era un lavoro che richiedeva molta cura, nel garage ci andavano le auto. Le motivazioni insomma erano legate più al decoro che al gusto estetico e così mia madre, con la sua indole votata al risparmio, decise che quella volta ci saremmo arrangiati, che avremmo risparmiato sull'imbianchino e che avrebbe dipinto lei stessa le pareti. Ebbene, ci riuscì. Non un lavoro impeccabile, certo, ma di sicuro ottimo per lo scopo che si voleva raggiungere. La prova dei fatti quella volta le diede ragione: si poteva risparmiare sull'imbianchino senza troppi problemi. Da quel giorno, affinata un po' la tecnica, siamo riusciti ad arrangiarci per più di qualche lavoretto.
Dire chi sia il pittore, inteso come artista, risulta invece molto più complicato: bisognerebbe capire cos'è arte e cosa non lo è e questo, perdonateci, è un percorso troppo impegnativo da seguire in questo articolo nonostante la nostra vocazione "filosofica". Di certo però balzano agli occhi molte differenze con l'imbianchino! Il pittore, innanzitutto, non copre la parete, le dà forma. Per lui la parete da affrescare non è uno spazio grigio da coprire, ma il supporto materiale su cui può modellare ciò che altrimenti resterebbe solo nelle sue fantasie. E ciò che è eccezionale è che le idee, le emozioni e gli eventi che il pittore riesce a costruire su un semplice muro bianco non restano imprigionati su di esso, ma da lì si staccano, quando qualcun'altro guarda il dipinto, e ritornano ad essere esistenze immateriali dentro lo spettatore. Essere un pittore non è semplice: secondo alcuni serve un dono naturale, per altri si può imparare ad esserlo con lo studio. Di certo però nessuno potrebbe improvvisarsi pittore nel modo in cui mia madre è riuscita ad improvvisarsi imbianchino, perchè ad un pittore non bastano i pennelli e i colori. A lui serve la tecnica per dare forma a ciò che nella sua mente non ce l'ha, e questo richiede studio, esercizio, ricerca. Ma non è nemmeno la tecnica che caratterizza il pittore: la base di tutta la sua attività pittorica sta in ciò che si porta dentro, e che con le sue opere vuole trasmettere. Non si è artisti se non si vive pienamente questo "viaggio" dall'interno all'esterno, se non c'è nulla da far uscire e da tramutare, con la tecnica, in immagine.
Oggi il mondo della fotografia è pieno di foto-imbianchini: ce ne sono di più e di meno bravi, alcuni usano "pennelli" migliori ed altri scadenti, ma alla fine il loro lavoro porta sempre inesorabilmente allo stesso risultato: la pellicola o il sensore, come l'intonaco, vengono coperti, soffocati dalla luce che il foto-imbianchino ci spennella sopra. I foto-pittori invece sono sempre di meno: oggi è talmente facile diventare foto-imbianchini e perdersi a discutere di colori e pennelli, che sono rimasti in pochissimi a domandarsi a cosa servano davvero tutti questi strumenti. Ogni tanto però qualcuno se ne trova, ed è una gioia per gli occhi e lo spirito: ti capita di guardare uno scatto timidamente pubblicato su un portfolio on-line e non trovi una "parete coperta", ma ci vedi dentro un'infinito di sensazioni, di idee e di emozioni...e capisci che i foto-pittori, per fortuna, esistono ancora.
In difesa della Fotografia
![]() |
| Socrate. Sarebbe stato un buon fotografo... |
Sono sempre stato convinto che il miglior corso di fotografia sia la raccolta degli aforismi dei più grandi fotografi di tutti i tempi: io me ne sono costruito una raccogliendoli dal web, stampandoli e rilegandoli. Ne è uscito un manualetto tascabile che porto sempre con me quando fotografo e che in più di un'occasione, con il suo contenuto ispirante, ha risollevato le sorti di qualche uscita fotografica cominciata male. Per la testata del blog del Fotofilosofo in redazione abbiamo pescato dal manuale una frase molto significativa di Mario Giacomelli, che in poche parole riassume bene quello che vuole essere il primo "seme" affidato ai nostri lettori: la fotografia è un veicolo, potentissimo, per trasmettere qualcosa. Ma se non c'è nulla da trasmettere, anche il veicolo perde di significato.
Vi invitiamo a restare in collegamento con il nostro blog, abbiamo ancora così tanto da dirvi!
Iscriviti a:
Post (Atom)







